La radio di Biagi
Da una relazione dell'A.R.I. Associazione Italiana Radioamatori.

 
Nella spedizione ITALIA ha un ruolo determinante il ricetrasmettitore campale a onde corte Ondina 33-s, dotata del ricevitore a reazione inventato pochi anni prima da Marconi. L'apparato è alimentato da accumulatori realizzati dalla Tudor nello stabilimento di Melzo (Milano), L'apparato d'emergenza "Ondina" era,infatti, un progetto di Giulio Salom, oggi I0ACL, Presidente Onorario dell'A.R.I. Biagi dopo la caduta sul pack, stringeva fra le braccia un tesoro: l'Ondina-S, apparato d'emergenza, fino ad allora adoperato come sedile nella cabina.
 
 

RICEVITORE "BURNDEPT"

 
"Tre ore dopo la catastrofe, al 55° minuto prima dell'ora, Biagi era già pronto all'ascolto e poté sentire i concitati appelli della nave appoggio, ma il trasmettitore aveva bisogno di riparazioni.
 
Il 26 maggio i primi SOS: delle due frequenze di riserva - 6,4 MHz (47 m) e 9 MHz (33 m) - scelse la seconda, nell'intento di arrivare il più lontano possibile col minor assorbimento da parte della cappa polare: egli infatti disponeva di 5 W e di una modesta antenna, sostenuta da un solo supporto, una struttura tubolare estratta dall'ossatura della cabina infranta.
 
 
Biagi ascoltava, peraltro benissimo, la stazione della Marina di Roma San Paolo (IDO) sui 9 MHz, era quindi convinto che stando vicino ad essa, negli intervalli, qualcuno avrebbe captato i suoi segnali. Passarono invece lunghi giorni: la batteria cominciava a dare segni di stanchezza, ma il ricevitore "Burndept" aveva una buona scorta di pile, così Biagi seguiva per molte ore "IDO" ed aveva notizie dal mondo".
 
Testo tratto dal libro: Biagi racconta... - Mondadori 1929
 
 
L'apparecchio di fortuna, che in un primo tempo avrebbe dovuto essere costituito da un pannello con valvole T. 250 ed una piccola dinamo azionata da un motore Douglas a benzina, era stato, all'ultimo momento, sostituito dalla cassetta di fortuna, e sperimentata e si può dire nata sulle coste di Castel Porziano, dove il Comandante Pession e il capitano Baccarani si recavano spesso per esperimenti. Di una potenza di circa 5 watt antenna, essa poteva emettere onde da 30 a 50 metri. L'apparecchio era composto di una cassetta di legno di circa 60 centimetri per 20 di base e 25 d'altezza, contenente un solo piccolo Triodo tipo ricevente Philips T. B. 4, di una semplice spirale di 16 anelli, un condensatore ad aria, due piccoli condensatori fissi, e un vibratore elevatore di tensione da 12 a 300 volts.
La batteria da 12 volts forniva anche 8 volts per l'accensione del Triodo. Dal secondario del vibratore veniva presa la tensione anodica. Il tutto assorbiva circa 3 ampères; quindi, con due batterie da 12 volts e da 100 amper’ora, si aveva la possibilità di 50-80 ore effettive di trasmissione. Sulla parte anteriore della cassetta c'erano poi tre strumenti di controllo, la manopola del condensatore ad aria ed un piccolo tasto manipolatore.
Per antenna e contrappeso bastavano due fili lunghi circa un quarto della lunghezza d'onda voluta, cosí che per l'ondina 33 occorrevano circa 8 metti di filo. L’deale sarebbe stato che uno dei due fili fosse stato verticale e l'altro orizzontale, un poco sollevato da terra.
La portata diurna si poteva considerare dai 500 ai 1000 chilometri, a seconda dell’onda e delle condizioni atmosferiche.
La sostituzione di questa cassetta al Douglas fu certamente la nostra salvezza perché tutto l'apparecchio motore del Douglas col pannello trasmittente, essendo molto pesante ed ìngombrante, avrebbe dovuto essere messo per forza sulla trave dei dirigibile e quindi sarebbe sparito insieme con l'involucro. Invece la cassettina, pesando poco (12 chili) si poté metterla nella piccola cabina radio, ed anzi lo me ne servivo come sedile.
Certo, mentre le infliggevo quella involontaria mancanza di rispetto, non avrei mai pensato che la modesta cassettina fosse destinata a rappresentare una parte di tanta importanza e ad assumere un rango storico nella nostra tragica avventura.
Essa fu davvero la nostra Provvidenza. Sia benedetta, e benedetto gia Guglielmo Marconi, nostro nume tutelare e genio benefico dell'umanità.

 
   
   
 

La BIAGINA ..... é visibile presso il Museo della "MARINA" di "LA SPEZIA"

ed un altro esemplare si trova a TRENTO nel MUSEO "CAPRONI" dove è esposta

anche la pelle dell'Orso

   
 

........e

BIAGI .....

FUORI CON IL RICEVITORE

"BURNEPT"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La

Cuffia

di

Giuseppe

Biaggi...

   
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